Ho subito sentito che in platea non c'era l’atmosfera giusta. MARINELLA VENEGONI
SANREMO
Ognuno incassa le sconfitte come può. Dev’esser stata la compagnia di Emanuele Filiberto a restituirci Pupo come inaspettato allievo di Monsignor Della Casa. Roba da non riconoscerlo, se si ricordano le punte polemiche del suo lontano passato sanremese. Come lui sbattuto fuori dalla gara la prima sera, Nino D’Angelo ha sbrigativamente definito «Una chiavica» la sua Italia amore mio? E lui, il furetto dei Raccomandati amato dai potenti («perché faccio audience») ha reagito in una «ohm»: «La sua canzone invece mi piace molto, mi rammarico». Chapeau.

Certo, poi bisogna digerire tutto il resto, della sconfitta: seduto accanto al suo fresco, principesco partner al quale insegna i trucchi della simpatia televisiva, Pupo è nervoso più per il contorno che non per la sconfitta: i fischi in sala per esempio, contrapposti a quelli che agitavano la bandiera. «Avevo capito che l’operazione poteva spaccare la platea, fischi e bandiera come ai vecchi tempi, è stato un momento vivo, di spettacolo. Mi ha emozionato, ma anche dato fastidio, perché è una canzone sincera ed è sembrata una paraculata».
Non è solo questo, il problema. La canzone patriottica, unanimemente stroncata dalla critica sopravvivente, è parsa soprattutto mal costruita, poco assemblata, malgrado il prezioso contributo del maestro Renato Serio (pronto a togliersi pure lui i sassolini, come vedremo). Soprattutto, la performance ha sortito un inatteso effetto comico che ha turbato gli animi del team (quello del Principe, no. Lui sta nel proprio superuranio).
E Pupo però ora gioca duro: «Ho percepito che la giuria era imbarazzata, ho detto "Siamo fuori". Ma so anche che oggi la giuria del televoto e quella degli orchestrali, attraverso la tv, percepirà le emozioni. Sono un giocatore, amo la sfida, in questo momento della mia carriera non avevo neanche bisogno di esser qui. Ci ripescheranno». L’eliminazione brucia: «Cinque anni fa, quando presi Affari Tuoi dopo Bonolis, feci fare 100 magliette, le diedi a Del Noce e giornalisti. C’era scritto: "Viva Pupo abbasso i pupazzi, per la tv e contro la raccomandazione. Lavoro perché faccio ascolti, nè Mazza né Mazzi possono dire niente».
Il rispettato maestro Serio, imbarcato nell’avventura, erompe: «Per me è musicalmente adeguata, la canzone. So pregi e difetti perché per mestiere debbo fare la radiografia dei pezzi. Questo è uno dei pochi scritti per orchestra. Morgan si vergogna di Filiberto cantante? Se c’è qualcuno che si dovrebbe vergognare è lui, mediocrissimo pianista che viene esaltato, uno che suona come Liberace ma molto peggio. Certo di questo brano capisco anche i limiti, ma di Over The Rainbow ci sono solo tre battute».
Filiberto continua a tacere, anche quando Pupo rilancia la propria sicurezza nel ripescaggio: «c’è un sondaggio che ci dà al 51 %». Il Principe stavolta (senza baci) si risveglia: «Quando ho portato questo testo a Pupo, e l’abbiamo cantata nel camerino, ci sono venute le lacrime. Quando Pupo mi ha detto di Sanremo ero felicissimo: a cantare qui, su questo palco, finalmente mi sento al 100 % italiano». Ecco, ci voleva Sanremo.
Filiberto continua con il savoir faire: «Tutto quello che faccio, viene giudicato in modo molto più complesso del normale, c’è il peso storico - spiega -. Le critiche me le prendo, se sono interessanti le uso. A me il brano piace, non me la sono cavata troppo male e son felice. Morgan dice che sono una vergogna, da cantante? In questo momento Morgan credo sia in difficoltà psichica, farebbe meglio concentrarsi sulla sua vita e su quel che ha detto, è stato squalificato non per colpa mia». Minaccia: «Se mi reinvitano vengo anche l’anno prossimo», ma è chiaro che il suo futuro è davanti alla telecamera: «Vorrei far parte nel mondo dello spettacolo. Ho iniziato con Fazio in Quelli che il Calcio nel ’93, ora ho Pupo. Ma non voglio diventare un cantante, sia chiaro».
