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SALA LOMAX

 

Associazione Culturale Alan Lomax

Cortile Archirotti 1 di Via Fornai 44 – Catania

www.alanlomaxct.blogspot.com

www.myspace.com/lalomax

lomaxstampa@gmail.com

095-2862812

 

 

Sabato 30 Gennaio

ore 22

ingresso 3€

Sala Lomax

 

+ Happy hour 21-23

 

Maisie

in concerto

 

opening: Mapuche

 

Impossibili da collocare e definire all’interno del panorama dei generi, i Maisie da Messina, eccelsi virtuosi delle parole e delle melodie, sono senza iperboli una delle band di vertice della musica italiana anni duemila; e questo va detto al principio e subito.

 

Piccola orchestra contemporanea dalla grande attitudine “rivoluzionaria” per testi e sonorità -  morale e punteggiatura che incorniciano la storia che è ogni brano dei Maisie - , porta in giro in lungo e in largo impressioni e suggestioni  di Balera Metropolitana, ultima produzione di una carriera ormai più che decennale. Una vera e propria prova di forza, un doppio album – doppio ciddì – disarticolato in 44 episodi: sostanzialmente 44 canzoni atipiche, sostanzialmente quello a cui ci hanno abituato (e sono) i Maisie; due ore e mezza di musica infarcite da un uso massiccio e strumentale di elettronica, cesellate da splendide e liriche voci (la più suprema e soave quella della non-cantate Cinzia La Fauci) e rese accattivanti dai virtuosismi musicali di una intera band che fa dell’eclettismo (sopra il palco o dentro uno studio di registrazione) un credo, un’irrefrenabile propensione, schiantando ogni sorta di genere o di ritmo. Dalla polka alla techno, dal folk all'hard-rock: tutto viene invaso da arrangiamenti iper-espressivi e presta l'ossatura a costrutti mutevoli, intuizioni melodiche d'impatto, ma pur sempre intente a evitare di suonare prevedibili.

 

La poetica, musicale e non, dei Maisie è quanto di più lucido e personale si possa trovare in giro. Lo sguardo sbarazzino e dissacrante con cui i Maisie analizzano l'uomo, il mondo e il modo che ha scelto in cui vivere, raccontandone e interpretandone i comportamenti e processi, è una fotografia impietosa e cruda, resa però con vivacità, intelligenza ed un sorriso sardonico che ostenta fiero i dentini da latte quanto le zanne affilate.

 

Una giostra melodica in grado, e di fatto,  di creare un nuovo standard nella canzone italiana, ma i Maisie, se non si è ancora capito: sono davvero unici! E vederli sopra un palco che si muovono e suonano, è una esperienza irripetibile (ogni volta o specie e soprattutto se fosse una prima, di volta..), che sabato 30 gennaio la Lomax vi offrirà l’opportunità di poter vivere.

Ora siete pure avvisati.

 

I Maisie sono: Cinzia La Fauci - voce, tromba; Alberto Scotti - elettronica, tastiere, campionamenti; Carmen D'onofrio - voce, flauto; Serena Tringali – voce; Luigi Porto - sintetizzatori, chitarra; Michele Alessi - chitarre, theremin; Donato Epiro - flauto, chitarre, sintetizzatore.

 

 Ma non finisce qui, anzi, in principio, e per cominciare, apertura della serata affidata a Mapuche: pura vera unica genuina e più alta, espressione del cantautorato catanese attuale (che è sempre qualche cosa o meglio di niente). Lucido, critico, cinico e disincantato testimone del nostro tempo, che con la sua voce grezza e spigolosa e i ritmici e taglienti accordi di una chitarra mostra il rovescio della medaglia di un mondo che osserva da una giusta distanza (la sua!), offende gli allocchi, smaschera le insegne luminose, e con la saggezza di un cane randagio, ci piscia sopra. Come dice il poeta qualunque: “vive la tua stessa vita, ma la descrive meglio”. Decisamente meglio…

E sul palco della Lomax miscelerà con gli stessi Maisie, brani  del repertorio proprio e loro (..in giro si dice che: la La Fauci non vede l’ora di poter cantare l’hit mapuchiana “Faccio schifo al cazzo”), sempre e ancora: più unico che vero! ! ? !

 

E come se non bastasse ancora, per darvi meglio una idea e lavarcene (noi) definitivamente le mani, infarciamo il tutto con una breve (andate un po’ a vedere il Myspace..) ma roboante (strano a dirsi..) biografia dei Maisie ma anche del Mapuche di cui sopra:

 

 

Maisie

I Maisie nascono a Messina nel 1996 da un’idea di Alberto Scotti e Cinzia La Fauci. A una serie di esperienze iniziali sono seguite una serie di esperienze mediane e poi un’altra serie di esperienze che chiameremo genericamente successive. Questo è abbastanza naturale, anche perché, se le esperienze mediane fossero collocate temporalmente prima di quelle iniziali, vorrebbe dire che i Maisie sarebbero capaci di viaggiare nel tempo e figuratevi se un gruppo di persone capaci di viaggiare nel tempo avrebbe bisogno di scrivere una biografia per convincere il gestore di un locale a ospitare un loro concerto in cambio di una manciata di euro e un paio di scadenti birre prodotte industrialmente. La cosa più buffa delle biografie è che tutti le chiedono ma nessuno le legge (qui Bunuel avrebbe annuito, con fare complice, quindi se non volete essere da meno, regolatevi). Ma se nessuno le legge perché le biografie vengono richieste? Semplice: perché se la storiella della vita della band si snoderà per un numero di battute consistente e molte parti saranno in grassetto, il gestore del locale penserà: “beh, se hanno fatto tutta sta roba qualcuno li conoscerà e magari incasserò una cifra sufficiente per potermi pagare una vacanza, non dico alle Bahamas come Briatore, ma almeno a Ostia Lido come Tricarico”. Il ragionamento non fa un piega, direte voi, ma non ci è ancora chiaro il ruolo del grassetto. Ma su, è semplice! Il grassetto serve a far spiccare i nomi importanti (il grosso artista con il quale il gruppo ha collaborato, il grosso giornalista che ne ha scritto bene oppure l’importante festival al quale il gruppo è stato invitato, ovviamente sul palco A, con un successo tale che al confronto Vasco Rossi a San Siro diventa Marco Armani alla sagra “Sei bollito o fritto?” di Udine. Vi prego di notare il fatto che Vasco Rossi sta in grassetto e Marco Armani no (è chiaro ora il meccanismo?). A questo punto elencherò una serie di artisti a casaccio, sperando che l’occhio cada li, senza leggere tutto quello che c’è scritto prima e dopo: Baustelle, Dolcenera, Giorgia, Pippo Baudo e ovviamente, ultimi ma non ultimi, gli Afterhours. Cavolo! E’ proprio divertente scrivere la biografia del proprio gruppo, dovrei farlo più spesso. Ora però un dubbio mi attanaglia: “e se qualcuno fosse davvero interessato a quello che hanno fatto i Maisie?”. “No, dai, non può essere”. “E se fosse?” (scusate sto dialogando con me stesso, voi nel frattempo bevetevi una cedrata). “Senti, dai, nel dubbio scrivi qualcosa di serio”. “Ma se io lo scrivo farò la parte di quello che vuol stare con due piedi in una scarpa”. “Oh, adesso mi hai stufato! Deciditi...”. Scusate, eccomi a voi, dunque, madonna che imbarazzo, allora: Morte a 33 giri è uscito nel 2005 per Snowdonia ed è andato molto bene, abbiamo avuto un sacco di belle recensioni e ne siamo stati contenti, prima ancora avevamo fatto quattro dischi anch’essi andati bene, grazie tanto per l’interessamento, si certo non mancherò di salutare Cinzia, mi saluti anche lei la sua signora. “Tutto qua? Ma sei un mentecatto!”. “Oh, che cazzo! Non so che dire, aspe...”. Il nuovo disco Balera Metropolitana è un doppio cd molto bello, con tante canzoni forti e ci sono anche dei superospiti: Flavio Giurato e Mario Castelnuovo. “Bravo, veramente, bravissimo, non c’è che dire, adesso la gente accorrerà a frotte!”. “Ma vaffanculo, la prossima volta scrivila tu ‘sta cazzo di bio.”. “E certo che la scriverò io, asino!”. Scusate, il mio cervello oggi è proprio insopportabile. Volevo concludere dicendo una cosa basilare: Zucchero, John Zorn, Mario Luzzato Fegis.

 

 

 

Discografia:

1997 - Maisie and the Incredible Strange Choir of Paracuwaii (Snowdonia Dischi/Bs5)

2001 - Do you still remember when you have found your iud in my nostril? (Snowdonia    Dischi/Mizmaze/Bs5)

2002 - Music is a fish defrosted with a Hair-Dryer (Snowdonia Dischi/Mizmaze)

2003 - Bacharach for president, Bruno Maderna Superstar! (Snowdonia Dischi/Acidsoxx/Perdurabo)

2005 - Morte a 33 giri (Snowdonia Dischi/Seahorse recordings)

2009 - Balera metropolitana (Snowdonia Dischi/Bluscuro/Spoot Music)

 

  Mapuche

Essere testimoni del proprio tempo. Lucidi, critici, cinici. Disincantati. Manifestare senza reticenze il proprio dissenso. Senza falsi pudori. Mostrare il rovescio della medaglia. Smascherare le «insegne luminose», offendere gli «allocchi». Sono questi gli imperativi etici che muovono Mapuche. Negli ultimi anni in Italia si assiste a un nuovo ritorno in auge della figura del cantautore. In forma più o meno lo-fi, più o meno elettrica. Più o meno ipocrita. Perché nella maggior parte dei casi si tratta di un semplice fatto di moda, di una nuova forma di esibizionismo-narcisista nell’era in cui la crisi del settore discografico impone di spremere il limone finché c’è succo. Ciò che spinge i giovani sedicenti musicisti – anche e soprattutto quelli che vorrebbero passare per “impegnati” – è soltanto, come direbbe Pasolini, un «informe desiderio di partecipare alla festa». Accaparrarsi una fetta di torta, prima che tutto finisca. Mapuche si mantiene ai margini di questa vana e miserabile baraonda. La osserva alla giusta distanza, la smonta impietosamente e, con la saggezza di un cane randagio, ci piscia sopra. Non ama leccarsi le ferite, Mapuche. Preferisce vomitare la sua rabbia, il suo disprezzo, la sua non-accettazione dello status quo adoperando strumenti inediti per la tradizione della canzone d’autore italiana: feroce (auto)ironia, nonsense corrosivi, accostamenti assurdi e surreali. Parole crude e rime caustiche, incastonate in strutture metriche-ritmiche cesellate con perizia, e una voce, come direbbe Claudio Lolli (insieme a Flavio Giurato, Rino Gaetano e Faust’O, uno dei suoi rari mentori), «piena di ragni, di granchi, di rane, e altre cose un po’ strane». Una voce da «regno dei più», uno sguardo non-riconciliato su questo presente disastrato. Una chitarra scordata, ma che colpisce al cuore e scuote i nervi. Mapuche è un pugno nello stomaco. Mette in crisi l’ascoltatore e lo costringe a misurarsi con la propria meschinità e con l’insensatezza del mondo in cui (non)vive.

 

 

 

 

Sabato 30 Gennaio

ore 22

ingresso 3€

Sala Lomax

 

+ Happy hour 21-23

 

 

Associazione Culturale Alan Lomax

Cortile Archirotti 1 di Via Fornai 44 – Catania

www.alanlomaxct.blogspot.com

www.myspace.com/lalomax

lomaxstampa@gmail.com

095-2862812

 

 

 

 




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